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Il Parco Nazionale d'Abruzzo

Il territorio

il parco nazionale d'abruzzo


IL PARCO NAZIONALE D'ABRUZZO, LAZIO E MOLISE rappresenta una delle rare zone dell'Europa Occidentale dove, nelle vaste foreste che ammantano i monti o nelle vaste praterie rupestri, è ancora possibile imbattersi in animali come l'orso marsicano, il camoscio appenninico il lupo, la lince, l'aquila reale. Molte altre specie di mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci rappresentano altrettante rarità tanto da essere inserite nella "Lista rossa" degli animali d'Italia, sottoposte a tutela internazionale dalla Direttiva Habitat o dalla convenzione di Washington (CITES).
Altrettanto importante è la flora del Parco con oltre 2000 specie tra cui rarità assolute come il Giaggiolo della Marsica e la Scarpetta di Venere che trovano nelle radure e negli anfratti del Parco l'ultimo rifugio. Il successo del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise risiede nell'aver saputo coniugare la conservazione dell'ambiente naturale con la valorizzazione socioeconomica delle comunità locali.
I numerosi centri di visita, le aree faunistiche, la rete sentieristica e le altre infrastrutture esistenti per la fruizione del Parco hanno consentito la rivitalizzazione di piccoli centri storici di grande valore.

Orsi - foto di Luca Cavallari

IL PAESAGGIO


Il paesaggio del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise può sembrare quello della catena tradizionale appenninica, dei monti mediterranei, ma non è proprio così. Oltrepassati i suoi confini si percepisce chiara la sensazione di trovarsi in un luogo dove la natura ha ricevuto un rispetto singolare ed è stata libera di crescere spontaneamente. Questa sensazione è immediata quando si percorrono le sue valli e si segue con lo sguardo il profilo dei suoi monti e il colore dei boschi. L'area centrale del Parco è dominata dall'alta valle del fiume Sangro, una valle ampia e frastagliata da selvagge vallate laterali piene di fascino. Il Sangro si raccoglie nel lago di Barrea, che riflette un fondovalle ampio lavorato nel tempo dalle comunità locali.
Nella parte meridionale del Parco il fiume Melfa alimenta il piccolo lago di Grottacampanaro, mentre il Rio Torto da vita al lago della Montagna Spaccata.
Nelle conche glaciali di alta quota la neve sciolta della primavera si raccoglie delicatamente in laghetti confusi tra una vegetazione giovane e le nuove fioriture.
Le immense foreste di Faggio sono poi il carattere dominante dell'ambiente propiamente montano. Meravigliose faggete sono presenti in tutte le zone più belle come la Val Fondillo, la Camosciara, la Cicerana, la Vallelonga, la Val di Corte, la Val Canneto, la Valle Jannanghera e la Valle di Mezzo.
Il limite superiore del bosco lascia spazio a morbide praterie d'altitudine, a formazioni rocciose, a vallate erbose e ampie dove in primavera si può assistere allo scioglimento delle nevi e alla rinascita di una flora splendente e delicata. Più su non ci sono che le pietraie, i canaloni e le creste che sorvegliano dall'alto le distese di foreste e le valli. Il segreto di tutto questo è una natura protetta da quasi novanta anni e lasciata evolvere liberamente in ogni sua forma.

LA NATURA

Il Parco è il cuore dell'Appennino. Le foreste di faggio ricoprono quasi il 60% del territorio, si distendono sui pendii delle montagne come una coperta silenziosa dai colori intensi e profondi, che custodisce la fragile e meravigliosa vita animale che vi ha trovato rifugio. I boschi di cerri, aceri, tassi e rare formazioni di betulle si alternano nel paesaggio ai gruppi misteriosi di pini neri che addolciscono le creste rocciose e i dirupi delle zone più selvagge. La fauna è la più ricca dell'Europa Occidentale e il delicato intreccio di biodiversità di questo Parco ha il fascino delle cose pure e intatte perdute nel tempo.
Il
camoscio d'Abruzzo, presente con centinaia di esemplari, e uno degli animali più belli e più rari del mondo: con eleganza e agilità domina le praterie d'alta quota ed è facile incontrarlo in numerosi branchi al pascolo sulle vallate assolate che si aprono oltre il limite del bosco.
La figura più affascinante del Parco è sicuramente quella dell'
orso bruno marsicano. I pochi esemplari di questo grande mammifero timido e pacifico attraversano le foreste e le praterie lontano dagli sguardi dell'uomo, nelle ore notturne; è sopravvisuto in quest'ultimo lembo di natura intatta dell'Appennino dall'ultima era glaciale e questo lo rende ancora più prezioso per noi.
Non è difficile intravedere nel sottobosco i rapidi spostamenti in branco dei
lupi appenninici, le presenze sinuose dei cervi e dei caprioli, la corsa furtiva delle lepri e le presenze solitarie dei tassi e delle lontre.
Nel Parco vive inoltre una fauna del cielo ricca di attori affascinanti, di cui sono i protagonisti con l'
aquila reale, lo sparviero, il corvo imperiale e il gufo reale.
Infine, nella cornice umida e segreta del sottobosco, dove fioriscono i rarissimi esemplari della meravigliosa orchidea scarpetta di Venere, il fondo dei ruscelli e dei fiumi accoglie la presenza di una vita intima e appartata dove le salamandre, gli ululoni dal ventre giallo, i gamberi di fiume, le trote fario incontrano il volo subacqueo del merlo acquaiolo alla ricerca del cibo.

COSA SI PUO' FARE E COME COMPORTARSI

La visita al parco è una esperienza da provare in ogni stagione. Infatti ogni stagione dell'anno ha i suoi colori, i suoi paesaggi, il suo vento, il suo sole, le sue tracce lasciate dai fiori, dagli alberi e dagli animali. I periodi più belli per incontrare i silenzi, la luce e la vita di questi luoghi sono la primavera nei mesi di aprile, maggio e giugno e l'autunno in settembre e ottobre. Anche l'inverno, freddo e muto, spoglio e ricoperto dalla purezza della neve, ha un fascino irresistibile. In queste stagioni si può ammirare la natura che cambia, che si risveglia o si addormenta lentamente. Ideale è camminare il più possibile, andare a cavallo o in mountain-bike. E' sempre importante seguire i sentieri segnalati, non raccogliere fiori, non danneggiare i prati, gli alberi e il bosco. Le testimonianze della natura e delle tradizioni locali, i loro usi e i loro costumi, hanno bisogno di riguardo e di un'intima comprensione.
Per capire il luogo meraviglioso in cui ci si trova la cosa migliore da fare è curiosare tra i graziosi paesini medioevali, i centri di visita e le aree faunistiche dove si possono trovare informazioni davvero preziose.
E' possibile girare nei piccoli centri del Parco, parlare con la gente del posto, apprezzarne le tradizioni e il lavoro, comprenderne la cultura: ciò può significare la scoperta di un mondo diverso, dove si può imparare che la natura e gli esseri umani possono vivere vicino, intrecciando le loro esperienze e raccontandosi l'un l'altro le proprie storie.

Ringrazio il Fotografo Naturalistico e grande amico Luca Cavallari per la concessione delle foto degli animali presenti su questa pagina.

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